Perchè il Programma reclutamento di giovani ricercatori “Rita Levi Montalcini” per il rientro dei cervelli è uno Specchietto per Allodole

 

Il titolo potrebbe sembrare uRientro cervellin po’ provocativo, ed infatti l’intenzione è proprio quella di provocare, indignare e possibilmente far riflettere. Sento il dovere di specificare che le allodole in questione non sono i giovani ricercatori emigrati che vedono in questo programma una possibilità, ma le allodole siamo noi, tutta la nostra società italiana, che per giustificare la sua mediocrità, la sua incapacità di gestire innovazione e scienza sente il bisogno di usare questi specchi per riflettere una luce che non è sua.

Cominciamo dall’inizio, è stato ufficialmente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale in data 24/03/2014, il bando per il concorso per partecipare al Programma reclutamento di giovani ricercatori “Rita Levi Montalcini” e potete direttamente leggere il bando nel sito:

http://attiministeriali.miur.it/anno-2013/dicembre/dm-23122013-%282%29.aspx

Questo bando si propone come strumento per arrestare l’emorragia di giovani ricercatori che sempre piu’ numerosi si rifugiano all’estero per continuare il loro lavoro, o per donare dignità alla loro professione e alla loro vita che altrimenti in Italia, rimarrebbe ai margini di una società statica e disattenta. Ho letto con attenzione questo bando, e sebbene non sia un  legislatore o un avvocato, non ci vuole molta perspicacia per capire che si tratta di un palliativo e non di una soluzione al problema.

Il principio stesso di “rientro dei cervelli” è molto limitante. Il problema da affrontare non è la “fuga” di cervelli, il problema vero è che l’Italia è incapace di attirare ricercatori dall’estero! Perchè un giovane e promettente ricercatore inglese, americano, indiano o cinese, trova nell’Italia solo un bel posto per passare le vacanze, ma non un posto attraente dove svolgere il proprio lavoro? Questa è la domanda da porsi. Sono forse stupidi in Svizzera, in Germania o in America ad assumere persone di ogni ogni nazionalità basandosi solo sul merito? O molto piu’ probabilmente la loro presenza genera una gran ricchezza, in termini economici e culturali?  Creare una “categoria protetta” solo per gli italiani che sono andati all’estero è una mera operazione promozionale, che guardando a fondo non ha molte speranze i conseguire i risultati che si prefigge a parole.

Analizziamo un po’ meglio il bando dunque: Consiste di finanziamenti per la ricerca per 3 anni non rinnovabili, durante i quali il candidato deve dare prova di efficienza e produzione scientifica, che sarà valutata di anno in anno da una specifica commissione. La parte piu’ allettante del bando è che il candidato che ha concluso con successo il suo percorso di 3 anni, nel caso abbia conseguito l’abilitazione scientifica prevista dalla cosidetta “riforma Gelmini”, puo’ essere valutato dall’università ospitante ai fini della chiamata a ruolo di professore associato, nell’ambito delle risorse disponibili. Sostanzialmente si dice a ricercatori di piu’ o meno 35 anni che hanno ottenuto il titolo di dottore di ricerca (PhD) in 3-4 anni all’estero o in Italia e hanno già svolto 2 o 3 periodi di post-dottorato lungo un arco di 4-5 anni all’estero: “Tornate in Italia a fare un altro Post-Doc di 3 anni, che poi in caso, se avanzano un po’ di soldi, se passi un esame per l’abilitazione, di cui si sono già ampiamente criticati i metodi, potresti aspirare ad un posto fisso all’interno di un gruppo di ricerca già esistente”

E si, perchè in effetti questi finanziamenti non sono destinati e formare giovani ricercatori intraprendenti ed entusiasti, ma a finanziare dei Post-Doc. I finanziamenti infatti non li gestisce il vincitore del concorso, li gestisce l’università ospitante con il solo obbligo di non modificare lo stipendio del Post-Doc. Il vincitore non apre una nuova linea di ricerca, come sarebbe logico, non gestisce un suo piccolo gruppo di dottorandi e studenti in master, no. Il “vincitore” effettuerà la sua ricerca all’interno di un altro gruppo sotto la supervisione di altri professori. Dipenderà da questi professori se lasciare effettivamente, libertà e indipendenza al giovane ricercatore, o inquadrarlo solo nella sua linea di ricerca.  Se poi il progetto scritto dal “giovane ricercatore” o “vecchio Post-Doc“, che dir si voglia, prevede l’acquisto di determinati strumenti o composti, visto che i finanziamenti sono gestiti dall’università, si potrebbe ritrovare nella sfortunata situazione di non poterlo fare.

Per quanto riguarda lo stipendio netto poi, si fa riferimentoal 120% del trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato. Potrei sbagliarmi perchè il calcolo è stato un po’ complicato, ma la cifra dovrebbe aggirarsi attorno ai 1800-1900 euro al mese netti. Che, diciamo la verità, in Italia sono un signor stipendio e lamentarsi in fondo sarebbe disdicevole. Ma se questo programma si prefigge di attirare a casa i giovani ricercatori italiani, lo stipendio deve competere con gli stipendi degli altri Paesi Europei.

Mi sto dilungando, e ci sono numerosi altri aspetti che secondo me andrebbero considerati. Se mi sono sbagliato nella mia analisi e nelle mie conclusioni, chiedo scusa e invito a chi la pensa diversamente a farmi cambiare idea. Perchè vorrei tanto sbagliarmi…

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