Università Italiana: Diversità Internazionale o Corporativismo Regionale?

universitàIn un recente articolo apparso in “Scientific American” si sottolinea ancora una volta la potenza  e l’importanza della “diversità” in ambito accademico, di ricerca ed innovazione. Diversità intesa nel suo spettro piu’ ampio: Diversità etnica, di genere, di nazionalità, di religione. Se siete interessati all’articolo originale seguite il link: http://www.scientificamerican.com/article/how-diversity-makes-us-smarter/

Le aziende piu’ innovative e di successo sanno bene che la diversità è una risorsa inestimabile di nuove idee e promuovono l’assunzione senza discriminazione del personale. Pensate solo alla follia di rinunciare all’assunzione di personale femminile, rinunciando cosi al 50% del potenziale cerebrale umano.

Lo stesso vale nelle Università o negli Enti di Ricerca dove i ricercatori dovrebbero essere selezionati per le loro capacità di apportare nuove idee. Di conseguenza, generalmente, i Ricercatori accumulano la maggiore esperienza possibile diversificando il proprio curriculum, studiando e lavorando in altri Paesi. Le Università invece dovrebbe cercare di assumere personale esterno, che non ha già lavorato al suo interno.

E’ davvero cosi in Italia? Non voglio cadere vittima di facili qualunquismi ne tanto meno riportare storie personali, quindi vi propongo un gioco molto interessante che potreste fare anche voi in un qualsiasi Dipartimento Italiano, un gioco di Statistica per capire in quale dipartimento la diversità è un valore. E’ molto facile al giorno d’oggi, visto che quasi tutti i dati soni disponibili in rete.

Ho scelto molto casualmente, basandomi semplicemente sui risultati che google mi donava. Bologna è un’università molto famosa, che ha anche donato il nome al nuovo sistema di valutazione universitario europeo “The Bologna System“. Fra le Scienze cosiddette dure ho sorteggiato “Matematica“. Ora una piccola precisazione…. Non me ne voglia nessuno. E’ un caso. Non conosco il livello di produzione scientifica del Dipartimento di Matematica dell’Università di Bologna, che sono certo è di livello straordinario e comunque non sarei in grado di valutarlo, poichè non sono un matematico. La statistica che seguirà è solo un esempio di come valutare la “Diversità” nelle Università Italiane.  Se siete curiosi cercate di fare lo stesso in altri dipartimenti italiani, sarebbe molto interessante confrontare i risultati.  Specifico inoltre che ho estrapolato i dati dal sito web ufficiale della stessa università e che non si tratta di dati sensibili ma aperti a chiunque. Se nel citare questi dati ho riportato degli errori saro’ felicissimo di rettificare. Ad ogni modo sono dati imprecisi poichè non tutti i professori e ricercatori hanno riportato il loro curriculum completo. Per esempio un numero considerevole non ha riportato dove hanno svolto l’attività di dottorato, quindi dovro’ basarmi di piu’ sulle loro tesi di laurea.Italiani Stranieri

Nei 6 Settori di Ricerca del Dipartimento di matematica sono impiegate 99 persone fra professori ordinari, associati e ricercatori. 96 sono italiani e 3 stranieri, quindi diciamo una diverUomini donnesità nazionale intorno al 3%.  Gli uomini sono 64 e le donne 35, per una percentuale femminile del 35% circa. 58 si sono laureati all’Università di Bologna, 8 in altre Università dell’Emilia Romagna, 24 in altre Università Italiane e 3 in Università straniere. Piu’ difficile è determinare l’Università che ha rilasciato laureati bologna 2il Dottorato di Ricerca per mancanza di dati, diciamo solo che a prima vista, ci sono casi di Dottorati, Post-Dottorati e Periodi di ricerca presi all’estero, ma anche altri casi di Lauree, Dottorati e Post-Dottorati trascorsi tutti nella stessa Università.

Ripeto ancora una volta che non sto dando giudizi sulla capacità produttiva e formativa di questa particolare Università, ma solo cercando di dare un criterio di valutazione del grado di “Diversità”. Non posso infatti esprimere un giudizio visto che non ho fatto lo stesso studio statistico per altri dipartimenti universitari italiani. Se avete tempo e voglia di fare lo stesso, sarà interessante fare dei confronti.

Parlando ora in generale, perchè facciamo cosi fatica a diversificarci? Per me sono due i problemi principali da affrontare. Il primo legato ad una certa chiusura mentale, al diffuso provincialismo e alla scarsa deontologia professionale (molto spesso quelli che dovrebbero essere concorsi pubblici sono concorsi pilotati). Il secondo è di tipo economico. Per essere in grado di attrarre ricercatori dall’estero bisogna pagarli quanto o meglio delle altre nazioni, dargli delle prospettive, fornirgli materiale, strumenti e laboratori all’avanguardia.

Voi cosa ne pensate? Siete curiosi di misurare  la Diversità nella vostra Università? Fatemi sapere, magari riusciamo a lanciare un messaggio positivo per il futuro!

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One comment

  1. What you describe is unfortunately not only the case at the university of Bologna or in Italy. There is definitively a problem with the system, at least in the Latin countries of Europe. But I don’t know how to do to resolve it honestly. What is the solution? What can be done?

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