L’amarezza di chi parte e quella di chi resta

IMG_0205Vivere all’estero è una continua sensazione contrastante, fra l’emozione della scoperta e la nostalgia di casa. In tutti questi anni in cui ho avuto l’opportunità di conoscere persone (e chiamiamole persone, per favore, non gente, perchè è diverso) si è radicata in me la ferma convinzione che fra noi e gli “altri” non c’è alcuna differenza. Anzi dovrei dire fra noi e noi, senza usare la parola “altri“.  La nazionalità, la lingua, la cultura, alcuni modi di pensare possono differire, ma il nostro essere più profondo, più umano, con tutte le sue spregevoli piccolezze o slanci generosi è sorprendentemente lo stesso ovunque.

Credo che in fondo l’emigrazione abbia anche questo ruolo fondamentale nella società, quello di aiutarci a riscoprire la dignità umana attraverso l’interazione di culture diverse. Quando partii, lo feci per curiosità, per fare nuove esperienze, per arricchirmi culturalmente e professionalmente. Poi le cose presero una piega diversa, seguendo disegni del destino che non avrei immaginato. Mi fa molta tristezza ascoltare commenti come “Beato te che sei partito”, “L’Italia fa schifo, non ci sono opportunità” etc.    Per due motivi principali:

Il primo, più personale. Voi cosa cavolo ne sapete dei sacrifici che ho dovuto affrontare? Volete cambiare di posto? Accomodatevi pure! Ma in cambio voglio le vostre famiglie, i vostri figli, i vostri amici di una vita. Ipocriti! Dovete inoltre prendervi i pregiudizi di cui si è facilmente vittime in paesi stranieri. Prendetevi la fatica di ricominciare sempre da capo, e di capire ogni volta, in posti diversi, cosa fare o non fare. Non invidiate la vita degli altri perché non ne sapete niente, e svalutate quanto di prezioso avete.

Il secondo motivo è più generale. Non credo che sia una buona ragione per emigrare, l’insoddisfazione e il disprezzo per il proprio Paese. Non lo dico per un falso sentimento nazionalista, che non ho. Semplicemente perché, se questa è la ragione, prima o poi, quando conoscerete davvero bene il Paese in cui siete emigrati, vi renderete conto di tutti i suoi difetti e sarete di nuovo insoddisfatti.

Si emigra per necessità, per lavoro, per amore, per desiderio di avventura, ma non per malumore! La bellezza è negli occhi di chi guarda, se siete degli insoddisfatti lo sarete comunque, indipendentemente dalle coordinate geografiche.

Purtroppo l’Italia è un terreno fertilissimo per questa mentalità. Perché non offre opportunità? No.

Perché non è un Paese che offre opportunità ugualmente per tutti!

Come in economia, il problema non è la mancanza di soldi, il problema è la CORRUZIONE. La sfiducia nello Stato che non garantisce alle persone oneste una vita serena, che non garantisce la meritocrazia. E lo Stato siamo noi, sappiamo bene che se avessimo l’opportunità di raccomandare un figlio o un nipote in concorsi pubblici lo faremmo senza alcun rimorso. Perché cosi fan tutti. Da ciò nasce la consapevolezza di non potercela fare da soli, la delusione, l’amarezza, la rabbia.

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