Sepolcri imbiancati

WP_20150111_013Che le tragedie si trasformino in commedie, sembra sia divenuta una regola nella nostra società. Al centro di questo circo mediatico si esibiscono equilibristi, pagliacci, tigri e domatori. Dopo i vili attacchi terroristici di Parigi, si è potuto ascoltare di tutto, dai complottisti ai razzisti, dai pro-estremisti ai ben pensanti. Ma c’è un atteggiamento fra questi che mi urta sopra tutti gli altri.

L’atteggiamento di coloro che dicono :”Si è una tragedia… pero’ anche loro…“, “Non si ammazza eh, pero’ non si prende in giro la religione“, “Non sono per i terroristi pero’ Je suis pas Charlie“.  Mononeuropodi provvisti di bocca.

Dire che in fondo Charlie Hebdo se l’è cercata è come dire ad una ragazzina stuprata che in fondo non doveva indossare la minigonna, non doveva cercare guai!

A me le vignette di Charlie Hebdo non facevano ridere, era un umorismo sboccacciato, volgare, ma non mi urtavano.  Se qualcuno si sente ferito dalla satira puo’ ricorrere a mezzi pacifici per mostrare il proprio dissenso, denunciare alle autorità giudiziarie, manifestare contro, ma uccidere MAI.

Sembra assurdo doverlo specificare. “Je suis Charlie” è stato un movimento popolare spontaneo, per la libertà di stampa, la libertà di espressione, anche la libertà di sbagliare! Non è stato un movimento di fan della rivista a fumetti, o un movimento di atei di sinistra! E chi pomposamente oggi, come l’intellettuale dell’ultima ora, e col coraggio del leone dietro la tastiera, scrive “Je suis pas Charlie”, non solo dimostra cattivo gusto, ma scarsa intelligenza o in alternativa cattiva coscienza.

Se credete che Dio possa offendersi a causa di semplici uomini,  i blasfemi siete voi! (cit.)  Tutt’al piu’ chi utilizza la volgarità offende se stesso, la sua stessa umanità, e sarà poi un problema della sua coscienza.

Senza citare la ormai celeberrima frase di Voltaire, questo movimento spontaneo è nato in risposta alla violenza con la democrazia e la libertà.  E per tutto questo io mi sento ancora piu’ fortemente Charlie.

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