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Leggere fra le righe

libri volantiEra tempo che non leggevo un libro fantasy. Da giovane ne ho letti talmente tanti, che ora quando leggo di un gruppo eterogeneo di umani, elfi e nani che improvvisamente si ritrovano a dover affrontare una qualche missione, mi viene di gettarlo alle ortiche (questa è più o meno la fine che con me hanno fatto i libri di Terry Brooks). Riuscire a trovare un libro fantasy davvero “originale” è molto difficile.
Questa volta invece, (complice il mio Amazon Kindle), sono andato oltre, ed ho scoperto una saga molto avvincente e davvero ben scritta. Sto parlando di “His Dark Materials” di Philip Pullman. Per capirci, dal primo libro è stato tratto il film “The Golden Compass“. Il film non da giustizia all’intera trilogia, e soprattutto non ne sviscera il significato. Non girarono poi il seguito poichè fu un flop negli Stati Uniti. Ma leggere la trilogia, specialmente in lingua originale è stata davvero una bella esperienza.
Nonostante la bellezza del romanzo in se, sentivo che qualcosa mancava… ed era la stessa sensazione che ebbi nel leggere “Le Cronache di Narnia” di C.S. Lewis.
Sono entrambi libri scritti a scopo “pedagogico”, vogliono entrambi insegnare qualcosa, sebbene di natura opposta…

Mi spiegherò meglio:
C.S. Lewis oltre che scrittore, accademico e sicuramente interessante personaggio (parte della sua vita è descritta nel film Viaggio in Inghilterra) fu anche un predicatore anglicano di spicco, e scrisse molti libri di teologia. Le cronache di Narnia sono intrise di simbologia e ideologia cristiana. La figura di Aslan il leone, corrisponderebbe al Cristo, che interviene in ogni momento critico, poco lasciando, a dir il vero, al libero arbitrio dei personaggi. Il mondo è diviso in buoni e cattivi, alcuni cattivi si pentono, e le storie mancano a volte di vera fantasia… perchè tutto ciò che non aveva molto senso in termini di oggettività nell’universo di quel romanzo, viene spiegato semplicemente con… “è magia!” (Questa critica gli fu più volte rivolta nel club Inklings, di cui fecero parte anche J.R.R. Tolkien e C.Williams). Si ha come l’impressione che a Lewis non interessi la storia in se, ma solo il messaggio!
La stessa impressione ho avuto nel leggere His Dark Materials, sebbene il punto di vista sia diverso, Philip Pullman è un ateo convinto, e i personaggi buoni della sua trilogia puntano non solo a scardinare il potere di tutte le chiese, ma ad uccidere Dio (o la creatura che si è resa tale nel romanzo). Dal punto di vista dell’oggettività del romanzo è ben articolato, si collega a teorie scientifiche della materia oscura, o come viene chiamata nel romanzo Dust. Ma sebbene più raffinato dal punto di vista della storia rispetto a Narnia (non certo dell’inglese… Pullman non può essere paragonato a Lewis, docente di letteratura inglese ad Oxford), l’intento pedagogico è evidente. Il mondo diviso nettamente in buoni e cattivi, solo che qui i cattivi sono gli altri.

L’intenzione per la quale si scrive un romanzo, da l’impronta, la propria anima a tutta la storia. Questi due romanzi sono pedagogici, ma non hanno (secondo me) avuto il merito di cambiare o formare le idee di nessuno, semplicemente quello di rafforzare le proprie opinioni, forse.

Quindi, mi sono ritrovato a pensare la stessa cosa che pensai all’età di 15 anni. C’è un solo capolavoro assoluto… e questo è “Il Signore degli Anelli“, che rimane l’insuperabile punto di arrivo a cui tutti i romanzi fantasy vorrebbero tendere.
Tolkien non scrisse con l’intento di redimere qualcuno, non è un romanzo pedagogico. E’ un romanzo estremamente umano! Ricco di passioni e contraddizioni, non ci sono solo nettamente buoni o cattivi, ma diverse tonalità di grigio. Il Male non è mai visibile, Sauron è un’entità oscura che nessuno ha mai visto ma che agisce nel nostro mondo. I personaggi sono deboli e profondamente umani nelle loro debolezze. Certo, in molti suoi punti si può scorgere la sua visione del mondo, la sua cristianità, (lui se ne accorse solo dopo la prima correzione) ma dopotutto questa è la calligrafia che uno scrittore lascia sul foglio, traspare, è la Realtà in trasparenza!
Ecco, l’intenzione con la quale Tolkien scrisse Il Signore degli Anelli è diversa da quella di Lewis e Pullman, Tolkien scrisse la sua prima storia (Lo Hobbit) per i propri figli… per raccontargli una storia. E dopo l’amore paterno, e arrivato l’amore per il suo lavoro, la filologia, la mitologia. Tutto ciò che scrive è scritto con disinteressato amore.
Questa è la base di un vero capolavoro!

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